La Val di Chiana è la più estesa delle valli dell’Appennino. Oltre 500 chilometri di terreno coltivato. Sono le evidenze archeologiche e le tradizioni culturali a confortare l’idea della Val di Chiana sia stata terra di antica civiltà. Il museo di Cortona, come altre testimonianze, ci confermano che gli etruschi già popolarono e coltivarono questa valle.

La bonifica lorenese dei principi del XIX secolo, progettata e diretta da Vittorio Fossombroni, originario di Arezzo, che restituì la Val di Chiana all’antica fertilità, con nuovi villaggi e case coloniche di magnifica architettura e di impeccabile funzionalità.

Dopo le imprese di Annibale, altri momenti storici nel tempo si verificarono in Val di Chiana durante il processo che portò alla costituzione dello stato toscano.

Tantissimi illustri uomini sono nati proprio in questa valle: Luca Signorelli, Pietro da Cortona, Andrea Sansovino, e Gino Severini. Senza contare artisti e uomini di scienza.

Urbanamente, l’Autostrada del Sole e la direttissima ferroviaria Roma-Milano tagliano verticalmente la valle; una fitta rete di strade provinciali consente di percorrerla in ogni senso e di scoprirne le più riposte bellezze come per esempio le cantine e gli agriturismi. La Val di Chiana fu il granaio d’Etruria ed è ancora oggi una delle aree esclusive di allevamento di una pregiatissima razza bovina da carne, detta chianina. Questa vocazione agricola caratterizza l’economia della valle come quella di tutta la regione, dove sono fitte le attività della produzione di cereali, barbabietola da zucchero, olio pregiato e di un vino tipico.

Alcune coltivazioni storiche della Valdichiana

La robbia

La robbia, pianta erbacea della famiglia delle Ribiacee con lunghi fusti, foglie lanceolate e fiori gialli in grappoli, che veniva coltivata per ricavare l’alizarina, colorante che serviva a tingere in rosso le stoffe.  Nel Trattato della Robbia, stampato a Firenze nel 1776, si parlava della coltivazione della robbia in Toscana e specialmente nell’area di Cortona. Parlando di robbia, si narra di una coltivazione ormai estinta e anzi molti fanno fatica a sapere dell’esistenza di questo fusto.

Quanto fosse diffusa la coltivazione della robbia in Valdichiana fin dal medioevo ce lo testimonia il grande storico cortonese, Mancini. Nel suo libro “Cortona nel Medio Evo” si legge: “La radice della robbia, ricercata e ben pagata, serviva a tingere i panni in rosso. Tanto diffusa e vantaggiosa era la produzione della robbia che, nel 1529, per soddisfare la taglia al Principe d’Orange, il Comune se ne fece consegnare dai cittadini parecchie centinaia di libbre e, con certe qualità di lino, ne trasse scudi 5.000 d’oro”.

Sembra quasi impossibile, eppure in meno di duecento anni si è perso perfino il seme di questa preziosa pianta.

Il guado

Il guado è una pianta della famiglia delle crucifere e prende anche il nome di glasto e veniva coltivata abbastanza intensamente in Valdichiana per essere utilizzata anch’essa come colorante.

La pianta è ramosa, glauca, alta fino a un metro e venti centimetri con fiori gialli e piccoli. Le foglie contengono un colorante intenso, l’indaco, e da esse, dopo specifica lavorazione, si trae una materia che colora di un azzurro vivace e gradevole da guardare. Dopo la raccolta, le foglie vengono messe a macerare nell’acqua subendo una particolare fermentazione che consente la sublimazione dell’indaco. Ciò che se ne ricava viene trattato con calce e, attraverso controllate reazioni chimiche, produce una poltiglia che viene messa in commercio in palline o piccoli dischi che al momento dell’uso devono essere diluiti in acqua.

Il suo impiego antichissimo si è andato pian piano sparendo perché è stato sostituito dai nuovi coloranti chimici, molto più intensi e molto meno costosi, anche se decisamente meno naturali. Oggi la coltivazione del guado si è, purtroppo, praticamente estinta.

I legumi de Il Pino e la Querce

Nella nostra azienda cerchiamo di ottenere il massimo delle produzioni cercando di rispettare l’ambiente, infatti adottiamo strategie di lotta integrata. I cereali e le leguminose sono coltivate nei terreni fertili della Valdichiana senese-aretina. Tipici del territorio sono: il Fagiolo di Sorana e il Fagiolo Zolfino, ma anche il lupino dolce, il cece, le lenticchie di Sorano. Tutti utilizzato per ottime zuppe. La loro peculiarità deriva non solo dalla terra, ma proprio dalla modalità di coltura, all’insegna della naturalezza.
“La lotta integrata” è una pratica di difesa delle colture che prevede una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti”. Le dosi di concimazioni che distribuiamo alle nostre culture, sono stabilite in base ai risultati delle analisi del terreno che facciamo costantemente.

Queste strategie ci consentono di ottenere qualità e quantità di prodotto pur rispettando l’ambiente.

Il Pino e la Querce è una società agricola fondata da Giulio e Lorenzo Lucci fratelli e soci in affari nel settembre 2013. Questa azienda nasce da un’idea di due fratelli che presi dall’entusiasmo della loro giovane età e con soltanto tre ettari di terreno e un piccolo vigneto a gestione familiare si sono lanciati in questa nuova avventura.

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